sabato 19 gennaio 2013

Studenti Erasmus: il paradosso della flessibilità



La conferma è arrivata oggi dal Ministero dell'Interno: gli studenti Erasmus non potranno partecipare alle consultazioni elettorali di febbraio. Il ministro Cancellieri ha affermato che è «tecnicamente impossibile in quanto per potere essere elettori bisogna essere iscritti nelle liste elettorali dell’Aire e non sono previste per chi sta all’estero da meno di un anno. Ci vorrebbe - ha proseguito - una legge ad hoc che non è mai stata fatta».

Da ex studente con esperienze all'estero, e da attuale disoccupato con offerte di lavoro di 4/6/8 mesi in Europa, mi trovo di fronte a un paradosso

Da una parte, numerosi esponenti di questo governo hanno invitato i giovani italiani ad aumentare la loro flessibilità: sfruttare i programmi di mobilità europei (Erasmus, Leonardo, ecc.), proseguire all'estero i loro studi, rispondere a offerte di lavoro provenienti da altri paesi dell'UE. Aumentare - geograficamente parlando - il proprio bagaglio di esperienze internazionali

D'altra parte, la flessibilità conquistata si trasforma nella perdita di un diritto fondamentale come il voto. Perché se mi trovo all'estero, e sono costretto a spendere una cifra astronomica per "pagarmi" la partecipazione alle consultazioni elettorali, la conquista della flessibilità è discriminante.

Non sta certo a me, da giornalista e blogger quale sono, di trovare la soluzione, essendo questo compito del legislatore. Diminuire la forbice temporale per l'iscrizione all'AIRE sarebbe già una gran cosa, facilitando anche la pratica dell'iscrizione stessa. Ma prima di ciò, sarebbe opportuno, per chi flessibile lo è già e ne paga tutte le conseguenze, invitare legislatori e ministri a dare a noi giovani degli strumenti per esercitare il nostro diritto alla mobilità senza perdere altri diritti, come accadrà per gli Erasmus e per gli studenti all'estero durante la prossima tornata elettorale.



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